Scoprire le radici delle nostre reazioni per vivere con più calma e consapevolezza di se stessi e di chi ci circonda.
Oggi vorrei condividere una riflessione che potrebbe sembrare banale, ma che in realtà, riflettendoci, mi ha fatto capire quanto possa essere profonda, importante e soprattutto utile.
Per gestire è necessario comprendere. Qualcuno di voi potrà pensare: “E… hai scoperto l’acqua calda!” e lo capisco. Ma vi siete mai fermati a pensare su questo concetto di base?
La mia riflessione parte da una lezione fatta nel mio corso di PNL.
Esiste una teoria proposta dal medico e neuroscienziato statunitense Paul D. MacLean chiamata triune brain (cervello trino) o piu semplicemente i tre “cervelli” secondo la quale esistono appunto tre sezioni del nostro cervello:
- Il cervello rettiliano (o “R-complex”) — si attivi per funzioni istintive, sopravvivenza e comportamenti “primitivi”. Arriva senza pensare ed è il più veloce a prendere voce nella nostra testa, ma totalmente irrazionale ed egoista.
- Il cervello paleomammifero (o sistema limbico) — per le emozioni, la memoria affettiva e i comportamenti sociali.
- Il cervello neomammifero (neocorteccia) — responsabile del pensiero razionale, del linguaggio e dell’astrazione. Ci fa riflettere e ci aiuta a imparare.
Questa teoria è stata poi smentita, ma resta comunque molto utile per capire i nostri comportamenti. Ci offre metafore preziose per comprendere il perché di certi atteggiamenti.
Quindi mi sono chiesto,quando è vero che “se comprendo, poi riesco a gestire”?
Beh, dopo una lunga riflessione direi che è applicabile in tutto. Vi spiego meglio e vi propongo alcuni esempi.

I comportamenti istintivi: il cervello rettile
Vi porto il mio caso personale. Ogni volta che sono accanto a qualcuno che biascica, quel fastidioso rumore che alcune persone fanno mentre mangiano, che sembra di avere davanti un animale e non un essere umano. Lo avete in mente?
Beh, a me mi tappa la vena ma ci ho ragionato sopra, ho cercato di comprendere da dove questo fastidio abbia origine. È stato piuttosto facile risalire alla mia educazione. Mia madre mi ha inculcato nella testa: “Mangia con la bocca chiusa e non fare tutto sto rumore, sei una persona, non un cavallo.”
Eccolo: è qualcosa che mi è stato impiantato nel subconscio fin dai miei primi pasti, un seme che ha messo radici profonde nel mio io. Ora conosco il motivo.
Questo non significa che se qualcuno biascica accanto a me non mi dia più fastidio, resta parte di me, ma riesco a razionalizzare meglio. Prima di farmi prendere dal nervoso e rovinarmi il pasto, mi alzo e mi sposto, se posso, oppure, cerco un modo gentile per chiedere a chi mi è accanto di mangiare come la buona educazione richiede.
Insomma, riesco a reagire con calma e razionalità.
Altri esempi del rettile in me
Quando vedo qualcuno che butta una cartaccia per strada, ecco un altro comportamento che mi faceva partire un embolo. Ancora educazione, ancora la mia buona e cara madre che mi rimproverava, puntandomi il dito indice in faccia, facendomi sentire giustamente colpevole di aver gettato spazzatura a terra.
Ora conosco da dove parte questo embolo: continuo a detestare le persone che sporcano le città, ma ho compreso l’origine di questo sentimento. Quando qualcuno getta qualcosa a terra, riesco a sentire la rabbia montare, il cervello rettile che tenta di prendere il sopravvento spingendomi ad andare dal tizio in questione e fargli mangiare quello che ha gettato.
Ma, per fortuna, ora il mio cervello logico sa cosa fare e quindi riesco a usare l’energia della rabbia per trovare una soluzione migliore, più simpatica e astuta: raccolgo ciò che ha gettato, vado alle sue spalle e attiro gentilmente la sua attenzione, dicendo: “Mi scusi, credo che le sia caduto questo.” E glielo restituisco.
Vi assicuro che, ad oggi, tutti restano di sasso. Non sanno cosa dire, se non prendere l’oggetto, scusarsi e poi buttarlo nel cestino.
Nuovi ambiti di apprendimento
Come sapete, mi sono trasferito da poco. Se avete letto gli altri articoli, saprete che ho avuto alcune difficoltà iniziali. Guidare a sinistra mi stressava. Analizzando me stesso, ho capito che era paura: avevo paura di guidare a sinistra.
Questo perché a 18 anni, quando ho imparato a guidare, il mio senso della misura dell’auto era pessimo. Modificando la guida ho dovuto riadattare queste misure, e questo ha fatto riaffiorare vecchi ricordi ed emozioni. Oggi canto, rido e guido come se avessi sempre guidato a sinistra.
Sì, ok, qui è anche questione di pratica.
Il principale scopo del cervello è risparmiare energia. Tutto ciò che è nuovo e richiede energia viene rigettato.
Qui entra in gioco la forza di volontà: quella che ci spinge a perseverare. Ma attenzione, deve essere qualcosa di positivo, che ci faccia bene o ci migliori perché perseverare in cose che ci fanno male non ha senso. Certo, qualcuno lo fa… ma questa è un’altra storia.
Torniamo a noi, essere costanti in qualcosa che ci fa bene aiuta il cervello a conoscerlo e assimilarlo come abitudine. Così si spende meno energia e lo si fa con facilità… nel mio caso, guidare a sinistra.
Ma torniamo al comprendere: il cervello comprende, conosce e richiede sempre meno energia. Tutto torna, no?
La memoria e la comprensione
Chi di voi studiava le lezioni a memoria a scuola? Si studiavano pagine di libro come se la storia o la geografia fossero poesie… ma poi, dopo poco tempo, tutto veniva dimenticato.
Mentre se capite e razionalizzate, che un certo evento atmosferico funziona in quello specifico modo, a causa di determinato clima; o se comprendete che un evento é accaduto a causa del momento storico, della cultura del posto o del pensiero dell’epoca, ricordarsene diventa facile. Non è vero?
Ancora, potrei andare avanti all’infinito:
Perché siamo infastiditi da altre culture? Perché non le conosciamo a fondo… ma solo per sentito dire o crediamo di conoscerle.
Oppure, vi ricordate la frase in Blade Runner: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginare.”
Questo mi fa riflettere sulla tecnologia: immaginate di portare un cellulare nel Medioevo; vi prenderebbero per stregoni e forse finireste sul rogo.
Oppure, ancora, immaginate che domani vi venga proposta una tecnologia impensabile per noi oggi. Credete avrebbe successo?
Una leggenda dice che Steve Jobs abbia progettato tecnologie talmente avanzate da non avere successo sul mercato, in quanto troppo avanti per un’umanità non ancora pronta a comprenderle.
Per questo, lasciò progetti che, anno dopo anno, portano miglioramenti e innovazioni in modo graduale, dando tempo alle persone di metabolizzare.
Metabolizzare significa comprendere e rendere un’abitudine. E torniamo al punto di partenza.
Conclusione e invito
Come vi ho detto all’inizio, non ho scoperto l’acqua calda e non ho reinventato la ruota. Sono cose che tutti conosciamo, ma troppo poco spesso ci fermiamo a riflettere.
Vi lascio con un invito: provate a pensare quale possa essere l’origine di un vostro comportamento istintivo, quando vi si tappa la vena. Riflettete da dove arriva!
Dovete sapere che non sono gli altri a farvi arrabbiare, ma siete voi che vi arrabbiate.
Sapete cosa è la rabbia a livello fisico? (E ancora: conoscenza e comprensione.)
Da Wikipedia: quando proviamo rabbia, il corpo attiva una risposta di stress acuto, simile a quella di “lotta o fuga” (fight or flight).
Il cervello rettile, l’amigdala, piccola struttura del sistema limbico, riconosce la minaccia o la frustrazione e attiva l’ipotalamo. Questo stimola le ghiandole surrenali a rilasciare adrenalina e noradrenalina.
Gli effetti: aumento del battito cardiaco, maggiore flusso di sangue ai muscoli, sensazione di calore, tensione o agitazione.

Capite quindi che è il nostro corpo a reagire a un determinato stimolo. Nessuno ci fa arrabbiare somministrandoci per via endovenosa dell’adrenalina: siamo noi che ci arrabbiamo, punto. Spesso perché ci sentiamo in pericolo, e soprattutto quando non conosciamo ciò che stiamo affrontando. Per questo comprendere del perché di alcune nostre reazioni è il primo passo: solo conoscendo le radici delle emozioni, possiamo gestirle, trasformarle e agire con calma e consapevolezza.
Comprendere è il primo passo. Solo così possiamo davvero gestire noi stessi e ciò che ci circonda.

Caro Matteo,
mi piace il modo in cui illustri questi fondamenti teorici con esempi tratti dalla tua esperienza personale, rendendoli così comprensibili.
Mi viene in mente quanto segue dalla mia esperienza personale riguardo al «capire come primo passo per superare»:
Quando sento un politico o una politica nei media raccontare fatti falsi, mi accorgo di quanto mi faccia arrabbiare questa persona, di quanto mi renda emotivo e furioso. Lo percepisco anche fisicamente.
Mi irrita il fatto di non avere la capacità di rivolgermi al pubblico con abilità retorica, di non avere il coraggio di esprimermi. Solo dopo essermi espresso, non in pubblico ma con un’e-mail o una lettera, mi sento soddisfatto e non mi arrabbio più. O almeno mi arrabbio meno.
Grazie per le tue riflessioni!
(tradotto con deepl.com)
Caro Manuel,
grazie per il tuo prezioso commento e contributo.
Ci tengo a dire che, secondo me, quello che fai è un’espressione perfetta di ciò di cui parlavo: tu usi la tua energia per scrivere un articolo, piuttosto che una lettera che metta semplicemente in luce il tuo stato di malessere, e questo ti riporta poi a uno stato di calma. È, a mio avviso, un modo di trasformare la rabbia in qualcosa di positivo, costruttivo e non violento.
Ti ringrazio davvero per aver condiviso la tua esperienza — e mi scuso per il ritardo nella risposta; mi impegno a essere più tempestivo in futuro.